Il segreto bancario in Svizzera

 

Il segreto bancario svizzero, secondo la definizione del Dipartimento federale delle finanze elvetico, è «la protezione della sfera privata dei clienti delle banche da interventi ingiustificati da parte dello Stato».[1] Nello specifico si tratta di una serie di norme che vietano la comunicazione dei dati bancari dei clienti e ne tutelano fermamente la riservatezza.

A seguito delle pressioni internazionali per la crisi economica, il 13 marzo 2009 il consigliere federale e capo del dicastero delle finanze Hans-Rudolf Merz ha annunciato la revisione della legge sul segreto bancario svizzero, allineandosi con le normative dell'OCSE. Perciò, dopo la revisione dei trattati internazionali sarà possibile la scambio di dati tra gli istituti di credito elvetici e le istituzioni straniere qualora vi siano fondati sospetti di evasioni fiscali oltre che delle già previste frodi fiscali. La decisione ha sollevato forti polemiche interne.

Il sistema bancario elvetico, uno dei più importanti a livello internazionale, deve probabilmente parte del suo sviluppo e del suo successo al segreto bancario (introdotto nel 1934).
 

 


Limiti del segreto
Già prima delle concessioni annunciate dal governo, non si trattava di un segreto assoluto visto che per le banche esiste l’obbligo di collaborare e consegnare tutta la documentazione richiesta dalla magistratura in caso di attività criminali, processi penali, procedimenti di esecuzione forzata, in caso di processi civili e di frode fiscale.

Il diritto di accedere alle informazioni bancarie vale anche, a prescindere che il reato sia commesso in Svizzera o all’estero, per le autorità estere in virtù di trattati come la Convenzione europea di assistenza giudiziaria penale (CEAG) oppure della legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale (AIMP).

Riferimenti normativi
L’articolo 47 della legge federale sulle banche e le casse di risparmio indica che:

“chiunque rivela un segreto, che gli è confidato o di cui ha notizia nella sua qualità di membro di un organo, impiegato, mandatario o liquidatore di una banca, incaricato di un’inchiesta o incaricato del risanamento dalla Commissione delle banche, membro di un organo o impiegato di un ufficio di revisione riconosciuto, ovvero tenta di indurre a siffatta violazione del segreto professionale, è punito con la detenzione fino a sei mesi o con la multa fino a 50 000 franchi. Se il colpevole ha agito per negligenza, la pena è della multa fino a 30000 franchi. La rivelazione del segreto è punibile anche dopo la cessazione della carica, della funzione o dell’esercizio della professione. Restano riservate le disposizioni delle legislazioni federali e cantonali sull’obbligo di dare informazioni all’autorità o di testimoniare in giudizio”.

Nel corso dei decenni numerosi casi (tra cui quello degli averi ebraici in giacenza) hanno portato alla ribalta internazionale il segreto bancario svizzero gettando ombre sull'etica degli affari delle banche elvetiche e danneggiando l’immagine dell’intera piazza finanziaria.

A partire dalla fine degli anni Novanta l’Associazione Svizzera dei Banchieri ha introdotto una serie di normative atte a combattere il riciclaggio di denaro in cui le banche affiliate, in una sorta di autocontrollo, ribadiscono la necessità di identificare il contraente, determinare l’avente diritto economico (ovvero il reale beneficiario dei fondi), chiarire il retroscena e lo scopo di una transazione se la stessa appare insolita o se vi sono indizi di riciclaggio. Le banche sono inoltre obbligate ad informare l’ufficio competente in caso di sospetto e qualora non lo facessero potrebbero andare incontro a sanzioni pecuniarie fino a 10 milioni di franchi.

In quest’ottica è anche stata abolita l’esistenza di libretti di risparmio al portatore, implementati i controlli d’identificazione (per esempio agli sportelli in caso di movimentazione sospetta e superiore ai 10 franchi svizzeri) oppure potenziata la classificazione, il controllo e pure l’accettazione in banca dei clienti politicamente esposti (che comportano un rischio di riciclaggio o di corruzione maggiore).

Non è dunque possibile, come viene invece presentato in molti film o romanzi, aprire in Svizzera conti anonimi visto che la legge stessa impone il principio del know your customer. Le banche offrono e a volte consigliano l’apertura di conti cifrati (numerici o con nomi di fantasia) ma questi non permettono di aggirare l’intervento delle autorità giudiziarie.

Le affiliate estere delle banche svizzere sono inoltre tenute a rispettare il codice e le normative elvetiche anche se operano in nazioni con legislature meno restrittive in materia di riciclaggio.

Imposta preventiva, euroritenuta e controversie con l'estero
Il contenzioso che oppone da anni Svizzera ed Unione Europea (Italia in particolare) verte sul fatto che le autorità elvetiche si rifiutano di dar seguito a rogatorie internazionali per evasione fiscale visto che la stessa (a differenza della frode fiscale che implica invece la falsificazione di documenti) non è considerata reato dal diritto elvetico, ma è soggetta solo a sanzioni amministrative.

Le parti hanno trovato un accordo che prevede da parte svizzera l’applicazione di una ritenuta fiscale del 15% (del 35% a partire dal 2011) sugli interessi provenienti da capitali d’investitori con domicilio in un paese europeo. La stessa (in misura del 75%) viene poi bonificata all’UE garantendo l’anonimato dei clienti. Questa misura, in contrasto con i tentativi di eludere il pagamento delle tasse sul capitale, è stata modellata su un sistema già in vigore in Svizzera (imposta preventiva) che prevede, per clienti residenti in Svizzera, una ritenuta fiscale alla fonte del 35% sui ricavi da investimenti finanziari, che può essere recuperata dal cliente solo ed unicamente dichiarando tali averi alle autorità fiscali.

 

 

 

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